VOLLEY CUTRO

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Aggiornato il 14 mag 2012

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PALLAVOLO CUTRO KR
DIR-TY TEAM
2 - 0


(clicca sulla foto per le immagini della partita)



PALLAVOLO CUTRO 2
DIRTY TEAM 0

Progressione set: 25/13; 25/16

PALLAVOLO CUTRO: Carla Iembo, Serena Torcasio, Giusy Vasapollo, Anna Bareti, Valentina Gambuzza, Debora Cosentino, Rosetta Affaticato.

DIR-TY TEAM: Gianfranco D’Ettoris, Francesco Vasapollo, Graziano Salerno, Marco Ciconte, Giuseppe Todaro, Boram Alfieri, Lorenzo Ciconte, Gianni Alfieri, Domenico Ierullo, Maurizio Cosentino, Antonio Rizzo.
Arbitro: Young Lye Won

CUTRO - Non so se avete ben presente la fisionomia dei folli: noi si, perché li impersoniamo alla perfezione. Tutto è nato davanti a un brindisi per festeggiare la vittoria a Spezzano nell’ultima gara di questo splendido campionato. Tra i sorrisi e le risate, tra una battuta e un’altra è partita l’idea della sfida: la squadra delle meraviglie contro un team di dirigenti e tifosi, assolutamente a digiuno non dico di tecnica, ma proprio di attività motoria di base. Dal tono scherzoso alla spavalderia gratuita il passo è stato breve: per tutta la settimana è stato un rimpallo continuo di proclami baldanzosi, ovviamente - per quel ci riguarda - fondati sul nulla più assoluto.
Una squadra composta da dirigenti e tifosi non poteva che chiamarsi Dir-ti, poi tramutato in Dirty perché effettivamente oscena era l’idea che un manipolo di dilettanti allo sbaraglio potesse minimamente competere con le nostre eroine…


La cosa certa era che tutto sarebbe finito in grasse risate: e d’altronde era questo il vero spirito della contesa.
Così sabato scorso ci siamo ritrovati tutti al Sangue di Gatta, pronti a scaricare in campo un po’ di adrenalina accumulata nel corso della settimana. Essendo indisponibile
Francesco Simonetta, che il volley lo conosce e lo pratica sia pure per svago, le nostre uniche speranze erano in effetti tutte rivolte su Boram Alfieri, che è figlio di cotanta arte e il volley ce l’ha addirittura nel sangue. Per il resto, è inutile sottolineare che siamo tutti bipedi non molto più evoluti – pallavolisticamente parlando – dell’Uomo di Neanderthal.
Già durante il sedicente riscaldamento
Domenico Ierullo, nella vita rispettabile bancario, si torce la spalla al primo dissennato accenno di attacco: cominciamo bene… Occorre dire che Domenico si riscatterà, se non altro per una condotta più ordinata probabilmente frutto di deformazione professionale, e a fine gara riceverà anche i complimenti della Won.


Domenico Ierullo

Gli altri – eccetto Boram - non sanno bene cosa fare con il pallone: benché abbia visto centinaia di riscaldamenti, io stesso non mi ricordo neppure da dove si comincia.
Young Lye Won farà l’arbitro, e per noi è già un atto di grande benevolenza.


Al suo posto in cabina di regia si alterneranno Carla Iembo e Giusy Vasapollo.


La famiglia di Giusy è ben rappresentata: oltre a lei ci sono il padre Franco, rigido come i marmi che lavora, e la madre Rosetta, che integra dignitosamente l’organico delle atlete vere.
Si comincia, e ovviamente le ragazze vanno a tre all’ora per non infierire.
Anna Bareti rinuncia ai suoi micidiali primi tempi per non farci a fettine prima che si cominci a sudare. Ogni tanto a Debora e a Serena scappa la bordata che nessuno tenta di prendere. Non so esattamente perché Tonino Rizzo è soprannominato “Mpimpa”, ma sono sicuro che in una certa occasione più che a difendere ha pensato bene di difendersi da un missile diretto esattamente alle sue parti basse.


Tonino Rizzo

Nel nostro campo si susseguono scene da “Oggi le comiche”: gente che si aggrappa alla rete come scimmie, cadute e inciampi che sconfinano spesso nel ridicolo, scontri ed equivoci a gogò che suscitano a volte sincera pena, altre volte irrefrenabile ilarità generale.


A un certo punto arriva il mio momento e mi piazzo in posto 6 con la spocchia del primo ricevitore. Non ricordo chi è al servizio dall’altra parte, fatto sta che ho anche la faccia tostissima di farle un gesto di sfida come per dire: “Dai, che ti faccio vedere chi sono…” E quella proprio me cerca, boia mondo: il pallone mi arriva secco e diritto, batte violentemente sulle mia braccia che vorrebbero imitare un bagher e schizza via impietoso sugli spalti. Poi dice che nel volley non è possibile assaporare l’ebbrezza del masochismo…. Come se non bastasse, al servizio sono una frana totale: è cara grazia se riesco a superare la rete. La stessa Serena non mancherà di sottolineare le mie clamorose lacune con un epiteto che, ammetto, in campo è ampiamente meritato.
La Won ci è amica anche nella direzione di gara: qualche nostro punto andrebbe assegnato direttamente a lei.
Tra il primo e il secondo set la coreana convoca i capitani e invita le sue ragazze ad andarci ancora più piano, magari con palloni ben staccati da rete per evitare contrasti pericolosi con gambe non proprio attente alle invasioni. Neppure queste finezze, ovviamente, cambiano le sorti dell’impossibile sfida. Momenti di autentica apoteosi si vivono quando a
Graziano Salerno e a Gianfranco D’Ettoris capita di confezionare un paio di muri vincenti. Beati loro: io salto, ma non arrivo neppure al nastro!


Graziano Salerno e a Gianfranco D’Ettoris

Il resto è sulle spalle del povero Boram,


che ovviamente si prende metà campo e si fa in quattro: riceve, alza, difende e attacca quando può. Le ragazze scherzano e ci scherzano, e come potrebbe essere altrimenti? A nulla servono gli incitamenti psicologici di Gianni Alfieri. A guardare il nostro grande amico, un po’ mi consolo: per 25 anni ha girato con quel fenomeno di moglie i parquet di Italia e di mezza Europa senza assorbirne neppure una parte infinitesimale dell’immenso talento.


Gianni Alfieri-Maurizio Cosentino

Cosa dire poi di Maurizio Cosentino, che morirebbe dalla voglia di dimostrare che le doti incredibili di Debora hanno in realtà origini ereditarie? Semplice: che il maldestro tentativo naufraga sin dai primi scambi…
Il top lo raggiunge
Peppe Todaro: è un buon ciclista, ma anche lui, ahimè, il volley può solo ammirarlo dalle tribune. In compenso può dire di essersi scoperto involontario giocoliere: quando salta fuori tempo il pallone che lo ha beffardamente superato gli si stoppa direttamente sulla nuca ormai china.


Peppe Todaro

Tra le goffaggini più insulse si chiude dunque un duello che sarebbe corretto definire rustico, più che rusticano. Ma alla fine siamo tutti, davvero, felici e contenti e – soprattutto – ancora più consapevoli di almeno due cose: delle difficoltà di questo sport e della bravura delle nostre ragazze nel farlo apparire dagli spalti così semplice e lineare con i loro perfetti meccanismi.
Ne sa qualcosa anche mio figlio
Lorenzo,


Ciconte Lorenzo

giunto al Sangue di Gatta pensando di mostrare tutta la sua esperienza motoria accumulata in dieci anni di judo e di calcio e rimasto letteralmente folgorato dalla classe (e forse non solo dalla classe) delle nostre ragazze finalmente viste da vicino: “Pà, quella è proprio forte…”, mi ha detto sconsolato sulla via del ritorno. Chi è “quella”? Questo non lo dirò neppure sotto tortura…

Marco Ciconte


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